17 Mag 2016 News

Cannes 2016: fischi per Personal Shopper con Kristen Stewart

Tempi duri per Olivier Assayas e Kristen Stewar, oggi protagonisti con il film in concorso Personal Shopper, ieri fischiato sonoramente dalla critica accreditata al Festival di Cannes 2016. 

Ecco la recensione di Cinefilos.it

Personal ShopperNonostante l’uomo si creda l’essere più evoluto dell’universo, con la sua tecnologia avanzata, la sua letteratura, le sue società, esistono domande appartenenti al cosmo a cui ancora non riesce a dar soluzione. Cos’è l’umanità, da dove viene, qual è lo scopo dell’esistenza? Nessuno può rispondere, eppure ognuno ha qualcosa da fare, qualcosa da compiere nel mondo lungo la sua intera vita. Chi nasce però ha da subito, in una visione macabra dell’esistere, la morte costantemente alle spalle; lei osserva, lei aspetta, lei sceglie, e quando nella sua testa risuona il Rien ne va plus è tutto finito, che il nostro compito sulla Terra sia terminato o meno.

Lasciare conti in sospeso con il mondo tangibile però significa il più delle volte rimanere intrappolati sotto forma di energia, di entità che da sempre per nostra comodità chiamiamo fantasmi, spiriti. Questi possono prendere possesso dei luoghi che li hanno ospitati in vita, possono diventare l’ombra di persone a loro care rimaste ad affrontare il vuoto del lutto, possono continuare ad amare, possono inseguire, possono ossessionare. Maureen è una medium, una persona estremamente sensibile in grado di percepire presenze, di vedere ombre dal passato, un dono che dall’esterno può sembrare un vero privilegio, un sogno ad occhi aperti, ma che dal profondo la fa soffrire, la prosciuga, la confonde. Ancor più dopo la scomparsa improvvisa di suo fratello Lewis, l’ossessione di ritrovarlo, di rivederlo, di ascoltare le sue ragioni la fa sprofondare in un labirinto di azioni prive di senso e ansie ingiustificate, e trascina in modo diretto anche lo spettatore oltre lo schermo.

Olivier Assayas dà una sferzata violenta alla sua filmografia e scrive un thriller d’autore con pesanti sfumature horror, che finisce per essere più nevrotico e instabile della sua stessa protagonista. Se Kristen Stewart ha trovato il ruolo della sua vita, una ragazzetta solitaria, ansiosa, instabile ma incredibilmente attraente, il regista di Sils Maria – pur invocando Victor Hugo e la pittrice Hilma Af Klint – non riesce a dare una direzione alle sue idee.