16 Mag 2018 News

Film del weekend: Famiglia allargata, un film di Emmanuell Gillibert

Antoine è un single incallito, ama le feste ed è un donnaiolo. Vive a Parigi in uno  splendido appartamento che condivide col suo coinquilino e migliore amico Thomas, dove si fanno bagordi tutte le settimane. Quando Thomas deve trasferirsi a Los Angeles, cerca qualcuno che prenda il suo posto: Jeanne, donna, 1 metro e 70, occhi azzurri. Antoine sta già pregustando l’idea, ignaro che la bella Jeanne non arriverà da sola, ma in compagnia dei suoi due figli: Théo, di 8 anni e Lou di 5…

Intervista a Emmanuel Gillibert

Come è nata l’idea del film?
Il film è nato partendo da un’esperienza che ho vissuto in prima persona. Di fatto, da essere uno scapolo incallito mi sono ritrovato a vivere con una persona che aveva due figli e quindi dall’oggi al domani sono stato catapultato nella dimensione della vita di famiglia! Una sera ho sentito dire alla mia amica: “Ora a lavarvi i denti, poi pipì e a letto!”. Sono rimasto pietrificato, mi sembrava una cosa surreale. Così mi sono messo nei panni di un antropologo che fa documentari sugli animali, e ho cominciato a esplorare con uno sguardo vergine e imparziale, e a una certa distanza, questa “fauna” a me sconosciuta! (Ride)

La sceneggiatura è scritta a quattro mani?
Ho coinvolto Marion Thiéry, con cui avevo lavorato in pubblicità. Era divorziata e viveva sola con un bambino, così le ho proposto di scrivere insieme: avrebbe apportato quel tocco femminile di cui avevo bisogno e l’esperienza di una madre con un figlio a carico. Entrambi avevamo un lavoro e, non trattandosi di un progetto commissionato, potevamo vederci per scrivere solo una volta a settimana, il martedì sera, senza avere la certezza che il progetto si sarebbe mai concretizzato. Ci sono voluti quattro anni per portarlo a termine.

Parliamo dello sviluppo dei personaggi.
Volevo che Antoine (Arnaud Ducret) fosse un antieroe che evolvesse verso una dimensione di vita familiare e che Jeanne fosse una madre forte e insieme tenera, una madre moderna, una sorta di Wonder Woman che provvede a tutto, ma che al tempo stesso avesse le sue debolezze: la sera, quando finalmente si ferma e i 2 bambini dormono, prende coscienza che sta mettendo da parte la sua vita di donna.

 personaggi di Antoine e Jeanne hanno subito un’evoluzione quando sono arrivati Arnaud Ducret e Louise Bourgoin?
Decisamente. Per definirli meglio avevo bisogno degli attori perché volevo veramente lavorarci con loro. Ho incontrato Louise mentre scrivevamo la sceneggiatura e ha accettato subito. Abbiamo riscritto insieme i suoi dialoghi: volevo che le calzassero a pennello. Per me era il personaggio che doveva adattarsi all’attore. E anche con Arnaud abbiamo rivisto i dialoghi in modo che facesse suo il personaggio.

Sempre più commedie iniziano ad assimilare la nuova situazione sociale, come nel caso di Adopte un veuf o Torno da mia madre. Ha tratto ispirazione anche da questo?
È una realtà sociale, ma è soprattutto uno straordinario pretesto narrativo per creare una trama. Nel caso del mio film, si tratta di due mondi molto distanti che nonostante tutto si incontrano: la vita da single e quella familiare. Di sicuro ci ho trovato degli ottimi ingredienti per situazioni che si prestano bene alla commedia.

Ha curato molto i personaggi secondari…
Per quanto riguarda i due amici di Antoine, volevo che rappresentassero i suoi due estremi. Da un lato c’è Stan, freddo e senza scrupoli: rappresenta la ragione, è calcolatore, accumula le sue conquiste senza farsi troppi problemi. Laurent invece ha una relazione ed è più assennato. Antoine è un mix tra i due: ha un lato cinico simile a Stan e, al tempo stesso, potrebbe cambiare direzione e iniziare una relazione come Laurent. Questi due personaggi mi servivano da specchio per fare un punto sulla situazione del protagonista: all’inizio è uno che ama divertirsi e che pensa solo alla prossima ragazza con cui andare a letto, poi invece rimane affascinato da Jeanne e pian piano comincia a legarsi a lei e ai suoi figli.

Nel film le donne sono rappresentate in modo più lusinghiero rispetto agli uomini…
I personaggi maschili stanno messi male fin dall’inizio e le donne possono tirarli tutti fuori dai guai! Laurent ha delle discussioni con la sua compagna, ma si capisce che la sua relazione funziona, c’è una struttura. Stan cade nella sua stessa trappola e si ritrova di fronte una donna “consumatrice” come lui. E Antoine ha una sua fragilità che Jeanne riesce a percepire.

Perché ha pensato a Louise Bourgoin e Arnaud Ducret ?
Louise era perfetta per il personaggio: conoscevo il suo lato comico – anche se, da quando ha iniziato a fare film d’autore, abbiamo quasi dimenticato il suo umorismo – e sapevo che poteva essere anche molto intensa. È capace di passare in un attimo dalla risata all’emozione. Mi ha detto subito di sì e c’è stata dall’inizio alla fine. Per il personaggio di Antoine cercavo un attore che riuscisse a incarnare un antieroe pur rimanendo accattivante – in sostanza qualcuno che riesce a suscitare empatia anche se si comporta male. Per un anno ho cercato dappertutto, finché non ho incontrato Arnaud. Di lui mi è piaciuto il modo in cui riesce a essere tanto un grande showman quanto un attore misurato, come si capisce in Genitori – Istruzioni per l’uso: sa il fatto suo e riesce a dosare molto bene la sua interpretazione. Ci siamo incontrati ed è nato subito un feeling: parlavamo delle stesse cose, avevamo la stessa ironia e storie simili…

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