25 Lug 2018 News

Film del weekend: Io, Dio e Bin Laden, recensione del film con Nicolas Cage

L’eccentrico muratore Gary Faulkner (Nicolas Cage), in dialisi e in uno stato di evidente instabilità mentale, si convince di dover partire alla volta del Pakistan per eliminare Osama Bin Laden. L’ex-compagna di liceo Marci (Wendi McLendon-Covey), con nipote disabile a carico, decide di attenderlo, innamorata nonostante tutto. Nel frattempo, Gary comunica direttamente con un Dio spazientito (Russell Brand).

Il regista di BoratBruno e del documentario ReligiolusLarry Charles, deve aver visto nella storia vera di Gary Faulkner temi naturalmente in sintonia con la propria vena satirica. In Io, Dio e Bin Laden ci sarebbe la satira sulla deriva fanatica dei valori americani che si confondono con la religione, la satira sulla religione stessa, la dinamica di un personaggio incontenibile portato sullo schermo da un attore mattatore. Al di là dei dubbi o dell’apprezzamento che si possono provare per i temi, Io, Dio e Bin Laden ha un grosso limite nell’interpretazione sopra le righe di Nicolas Cage.

Non è un percorso tanto scontato: è vero che Faulkner è un uomo in evidente stato confusionale, tuttavia dai filmati inseriti nei titoli di coda, tratti da interviste al vero Gary, si rimpiange quanto avrebbe potuto aiutare un approccio meno urlato, isterico e istrionico, più vicino all’alienazione del personaggio reale. L’eccesso crea un distacco dai temi stessi di cui sopra, lasciando un apprezzamento solo a chi si accontenti di accettare la satira a scatola chiusa e si limiti a un processo alle pur sincere intenzioni.

Perché ci sono: nella prima metà in cui Gary prepara il suo viaggio, Io, Dio e Bin Laden funziona meglio che nella seconda. Nel film s’intravede infatti inizialmente un’apprezzabile dolcezza nella descrizione della malattia mentale. S’intuisce che il Dio / Gesù Cristo insofferente di Russell Brand sia un’emanazione del senso di colpa e della volontà di fuga di Gary. Il buon cuore di Faulkner al di là delle sue ossessioni, un cuore che si schiude quando Marci e la piccola lo accettano per com’è, poteva essere il nucleo su cui costruire il centro emotivo del film. Charles però disperde le potenzialità, mentre Cage è a ruota libera e nella seconda metà in Pakistan il racconto si siede.
La vicenda rimane curiosa, ma avendo a che fare con un uomo qualunque in dialisi, che sogna di eliminare un pericoloso epocale terrorista anche in dialisi, ci vengono in mente L’uomo in più di Paolo Sorrentino e diversi altri approcci più meditabondi e suggestivi sugli scherzi del destino umano.


Fonte: CS