08 Nov 2018 News

Overlord: la recensione dell’horror con gli zombie nazisti prodotto da J.J. Abrams. Al cinema da giovedì 8 novembre

Ci sono i paracadutisti americani – i pochi, malassortiti, che sopravvivono a un attacco micidiale della contraerea nazista – che devono far saltare una torre in un villaggio francese dove i tedeschi hanno installato una potente antenna radio, perché altrimenti lo sbarco in Normandia salta. C’è la ragazza francese che li ospita e li aiuta. E ci sono i nazi cattivissimi, che nella chiesa sottostante alla torre stanno conducendo esperimenti esoterico scientifici, distillando un siero che può resuscitare i morti e che mira a creare soldati immortali e inarrestabili, ma che per il momento genera soltanto creature mostruose, ingestibili e affamate di sangue

Ci sono tantissime cose, dentro Overlord, che oltre alla regia di Julius Avery conta sulla sceneggiatura di Billy Ray (suo anche il soggetto originale), sulla produzione del Re Mida J.J. Abrams, e su un cast ricco di volti emergenti, tra i quali spiccano Wyatt Russell (che pare una fotocopia di papà Kurt), Mathilde Ollivier e il Jovan Adepo di The Leftovers, oltre al nazista Pilou Asbæk che rifà il verso come può, e sa, a Michael Shannon.
Ci sono, masticati e rielaborati, Salvate il Soldato Ryan, i film sulle missioni impossibili durante la II guerra Mondiale degli anni Sessanta e Settanta, un pizzico di Bastardi senza gloria, uno sguardo a Dead Snow e una bella iniezione di Re-Animator.

Può piacere o non piacere, il minestrone di Avery, che pure è spettacolare e tecnicamente corretto, sebbene non sempre all’altezza delle sue ambizioni e di tutto quell’accumulare riferimenti; e che a dispetto della sovrabbondanza applicata a un canovaccio essenziale, ogni tanto rompe il ritmo e si ripete, e ha istanti di stasi che distaccano un po’ dal racconto, e improvvise accelerazioni che rischiano di lasciarti un po’ indietro.

Overlord mi pare il perfetto esempio di quello che accade, nella stragrande maggioranza dei casi, quando il mainstream hollywoodiano tenta di cooptare il cinema di serie B, cui Avery e Abrams guardano senza falsi pudori. Quello che accade è che la gioiosità ironica e anarchica dei modelli originali viene attutita e normalizzata dalla voglia di dimostrare che, ehi, comunque parliamo di cose anche serie, e perfino edificanti (mettersi o non mettersi al livello dei mostri, per combatterli e sconfiggerli?): e che quei sottotesti siano fin troppo sfacciati, perché la voglia di dire, fare e spiegare non permette che emergano da soli.

Poi, certo: il film è R-Rated, quindi non si lesina sulla violenza, sull’orrore, su certi accenni macabri e soprattutto sul versante splatter, quindi non è che possa andare poi così male. Alcune battute e situazioni sono effettivamente divertenti, e c’è della sincera cattivera che emerge tra le righe.
Ma nulla è mai veramente libero di abbracciare una natura che, se non perturbante, poteva comunque essere sovversiva e iconoclasta, com’era lecito aspettarsi da una storia del genere.


Fonte: CS