06 Feb 2019 News

Film del weekend: Il Corriere – The Mule, recensione del nuovo film diretto e interpretato da Clint Eastwood

Clint Eastwood ha 88 anni. Il 31 maggio prossimo ne compirà 89. Non lo vedevamo al cinema da un po’, e quegli anni in più che ha addosso si vedono tutti.
È ancora più segaligno, un po’ più ingobbito, i movimenti sono più lenti e il ringhio del suo parlare è diventato più morbido, strascicato. Anche i suoi occhi, e il suo cinema, possono apparire velati: sono capaci, però, della stessa scintilla di sempre, sia nella rabbia che nel dolore.

Quella di Leo Sharp, che in Il corriere – The Mule è diventato Earl Stone (un nome da duro, un nome quasi western) era una storia che sembrava fatta apposta per il cinema di Eastwood, che da decenni ci ha abituato al racconto di eroi crepuscolari, disassati rispetto ai tempi che stanno vivendo, spesso sconfitti o destinati alla sconfitta, i cui sentimenti purissimi emergono miracolosi e pungenti come cactus nel deserto arido dei loro errori e delle loro solitudini.

Nel personaggio di Earl Stone, il vecchio Clint mette tutto sé stesso, e tutto il suo cinema, raccontandolo come un simpatico figlio di puttana che ha messo per tutta la vita il suo lavoro (e le convention, e i viaggi, e la vita salottiera) davanti alla sua famiglia, e che ne ha pagato caro il prezzo; di un anziano forse un po’ senile, per il quale “internet rovina tutto”, e tutti quelli più giovani di lui sprecano la loro esistenza curvi sui loro smartphone, e che si fa bello della sua scorrettezza politica, nei gesti e nel linguaggio.

Certa semplicità di sceneggiatura, in questo film, non è solo essenzialità classica, linearità di racconto, ma forse anche un po’ di faciloneria. E certi aspetti del personaggio di Earl, fin troppo insistiti – come il suo abbaiare contro la modernità, o la sua mancanza di filtri –  iniziano a suonare quasi come una caricatura, più o meno volontaria, di quella stessa icona eastwoodiana che lo sostiene e lo muove, e gli regala gravitas e dignità. Smitizzandola per portarla avanti.

Non siamo più, allora, dalle parti di Gran Torino.
Si potrebbe quasi dire che nel passaggio dallo storico coupé di quel film, al mastodontico e accessoriatissimo pick up Lincoln Mark LT (col quale peraltro Earl sostituire un vecchio Ford F-100, grazie aii soldi derivati dal traffico di droga), c’è tutto quello che serve capire sugli ultimi dieci anni di cinema di Eastwood.

Eppure, anche nella sua forzata rielaborazione del grande mito americano del viaggio on the road, anche nel modo un po’ dissennato con cui il copione, a un certo punto, si dimentica completamente delle motivazioni di Earl per assecondarne e ricalcarne le soste erratiche e le bizzarrie, Il corriere e Eastwood riescono a far balenare la scintilla; a colpire nel segno con precisione e profondità, quando Clint mette Earl alle strette e di fronte al peso delle sue scelte.
Perché Clint Eastwood ha 88 anni, e a 88 anni – ma in fondo anche prima, molto prima – è giusto che la tua ossessione sia il tempo, quello passato e quello che ti resta, e quello del momento che vivi e che vuoi goderti.
Il tempo, quell’unica cosa che Earl Stone, e nessuno di noi, ha mai potuto comprare, e che è il vero lusso dei nostri tempi fatti – anche – di internet e cellulari.


Fonte: CS