12 Mar 2019 News

Film del weekend: Il coraggio della verità

È ispirato al gruppo e al tatuaggio di Tupac Shakur THUG LIFE (acronimo di “l’odio che dai ai bambini fotte tutti”) The Hate U Give, il titolo del best-seller Young Adult di Angie Thomas, oggetto a Hollywood di una vera e propria guerra di offerte da cui sono usciti vincitori la Fox e il regista George Tillman Jr., che lo hanno portato sullo schermo. Inizia in modo molto suggestivo questa storia di maturazione, con la macchina da presa che, dopo aver sorvolato una partita di basket si introduce nella finestra di una casa, nel cui soggiorno sono seduti a un tavolo un uomo e i suoi bambini. Quelle che l’uomo muscoloso e tatuato detta ai ragazzi sono regole per salvarsi la vita, pagine di un manuale di sopravvivenza che insegnano cosa devono e – soprattutto – cosa non devono assolutamente fare se vengono fermati da un agente di polizia. Al tempo stesso il padre fa loro imparare a memoria i loro diritti di cittadini, presi dal programma delle Pantere Nere.

Il richiamo al rapper morto assassinato e al movimento degli anni Sessanta instrada la storia sui binari di una cultura afroamericana che ha in sé tutti gli aspetti più attuali e al tempo stesso controversi che il film decide di affrontare: la droga, le armi, la violenza della polizia, la ribellione al potere bianco. Tutti temi tornati oggi prepotentemente alla ribalta col movimento Black Lives Matter e le manifestazioni contro le vittime inermi delle forze dell’ordine, che spesso non vanno nemmeno a processo per aver ucciso dei civili disarmati.

La storia è quella della sedicenne Starr Carter, figlia di un ex appartenente alle gang che ha scontato (per altri) qualche anno di prigione ed è adesso il redento proprietario di un alimentari nella cittadina di Garden Heights. La madre, per offrire a lei e i fratelli un ambiente e un’educazione migliore li ha iscritti ad una scuola bianca, dove sono accettati e integrati, al punto che Starr ci ha trovato un ragazzo. Nella realtà, però, con i compagni non si mostra per quello che è, maschera la sua identità e attenua i suoi riferimenti culturali. Vive una vita a metà, finché l’uccisione immotivata di un amico d’infanzia con cui si trova in auto una sera, da parte di un agente di polizia, non fa deflagrare una situazione esplosiva, spingendola a testimoniare e a fare nomi e mettendo sé e la famiglia in pericolo, ma soprattutto rompendo quel delicato equilibrio che fino a quel momento ha mantenuto senza problemi.

Nel film non si fanno sconti alla cultura dell’omertà e alla mentalità da ghetto, così come non ci sono giustificazioni per chi continua a tenere soggiogate ampie fasce di popolazione, gli ultimi della scala sociale, che non hanno mai percepito nemmeno le briciole del benessere. E c’è anche un’esaltazione del valore della famiglia come fonte di ispirazione e luogo di comprensione, una riflessione sulla razza, sulle differenze culturali e sulla necessità di comprenderle e accettarle e molto, molto altro. In definitiva si tratta di una classica storia di crescita e maturazione in circostanze terribili.

Il problema del film sta a nostro avviso nella volontà di accumulare tanti temi importanti in una storia esemplare, che induce il regista – nonostante la presenza di scene toccanti e dialoghi significativi – a preferire una messa in scena convenzionale, che renda ben chiaro il messaggio ai giovani spettatori, a scapito della tensione e della fluidità della narrazione. Lo dimostra il repentino precipitare degli eventi nella parte finale, dove per non allungare ulteriormente un film certo non breve, Tillman è costretto a condensarli in un crescendo drammatico che non lascia mai col fiato veramente sospeso (e sorvoliamo sulla scena finale alla Velluto blu, senza l’ironia lynchiana).

Del film quello che veramente colpisce sono gli attori, tutti, con un plauso particolare per la protagonista Amandla Stenberg e per i genitori interpretati da Regina Hall e Russell Hornsby, noto per le sue partecipazioni a serie tv (noi lo conoscevamo come l’Hank di Grimm e qua ci ha davvero sorpreso). A modo suo The Hate U Give resta un film importante e da vedere, ma a cui, a nostro modesto parere, avrebbe giovato una regia capace di coinvolgere anche un pubblico adulto. Ma probabilmente questo non è mai stato tra gli obiettivi dei realizzatori.


Fonte: CS