16 Mag 2019 News

Film del weekend: Attenti a quelle Due, recensione della commedia con Anne Hathaway e Rebel Wilson

Recensione del film Attenti a quelle Due su comingsoon.it

In origine, nel 1964, furono David Niven e Marlon Brando (che fu anche co-autore di soggetto e sceneggiatura). Poi, nel 1988, vennero Michael Caine e Steve Martin. Ora, a distanza di trent’anni, a raccontare di nuovo la storia di due truffatori che più diversi non si potrebbe, in lotta tra loro per accaparrarsi il terreno di caccia nella cittadina immaginaria di Beuamont-sur-Mar, sulla Riviera francese, ci sono due donne. Che si chiamano Anne Hathaway e Rebel Wilson.
Che questa volta ci siano due protagoniste, e non due protagonisti, alla fine importa ben poco. Serve a un paio di facili battute in quota MeToo (sugli uomini e la loro ossessione per il sesso, o sul fatto che non accettino che una donna possa essere più furba di loro) e pochissimo altro. E se la trama di Attenti a quelle due è rimasta virtualmente invariata, le caratterizzazioni delle due protagoniste sono state estremizzate (specie nel caso della sguaiatissima Penny di Rebel Wilson), e i toni hanno perso qualsiasi tipo di sottigliezza.

Fin troppo facile sarebbe dire che nelle trasformazioni della storia, di film in film, si riflettono i cambiamenti della società e del mondo in cui sono calati, e che la progressiva trasformazione da commedia quasi sofisticata a quasi demenziale sia lo specchio di una realtà che sta perdendo il senso del tono e dell’eleganza, per usare solo i megafoni, il turpiloquio, la volgarità come chiavi per il successo.
Sarebbe facile, forse vero, sicuramente moralista in maniera inutile e ombelicale. Più utile e puntuale, invece, mettere da parte i paragoni col passato e andare a considerare Attenti a quelle due per quello che è, nel qui e nell’ora.
Chiedersi, tanto per fare un esempio, perché un film del genere si appoggi ad un uso del green screen tanto sciatto, e perché regia e montaggio incappino in errori grossolani quando non si limitano a seguire una grammatica elementare.
Chiedersi come mai la sceneggiatura riesca a banalizzare il già noto, e a perdere il filo e il senno dal momento in cui le due protagoniste decidono di scommettersi il terreno di caccia sulla pelle del giovane (supposto) miliardario della new economy che è una versione poco meno inquietante e nerd di Mark Zuckerberg.

Fino a quel momento, in tutti i suoi eccessi di crassa esagerazione, Attenti a quelle due non aveva nemmeno funzionato malissimo. Perché tutto sommato certe gag sono anche divertenti, nella loro demenzialità, e le due attrici protagoniste fanno il loroRebel Wilson incarnando (no pun intended) il suo solito personaggio, in maniera comunque funzionale alla storia; Anne Hathaway giocando con una certa auto-ironia su certi stereotipi che la riguardano, sia nel fisico che nella recitazione, e anche lei finendo col diventare un prototipo tutto sommato credibile della truffatrice elegante e azzimata, ma che dentro bolle, e avrà modo di dimostrarlo.
Quando però parte la scommessa, con tutti i reciproci stratagemmi delle due per vincerla – e quindi proprio quando il regista Chris Addison avrebbe dovuto calare i suoi assi – ecco che Attenti a quelle due perde ogni ritmo e misura, finendo col relegarsi da solo nel limbo degli sketch isolati, e anche poco divertenti.
Fino al finale, che non riserva grandi sorprese né grandi risate, tranne forse negli scambi finali del personaggio di Rebel Wilson con quello di Arthur, il silenzioso ma dispettoso maggiordomo di Anne Hathaway.

Una volta a casa, però, resta l’impressione che Attenti a quelle due rappresenti, in qualche modo, più un’occasione sprecata che un film sbagliato: perché il modo scomposto, goffo e scellerato col quale il film insegue la commedia nella sua forma più ingenua, e quindi pura, desta una forma di disimpegnata e sorridente ammirazione, e perfino un pizzico di simpatia.