10 Lug 2019 News

Film del weekend: Domino, recensione del film di Brian De Palma con Nikolaj Coster-Waldau

Recensione del film “Domino” su comingsoon.it

Un thriller che il regista ha disconosciuto e su cui non ha avuto un final cut che ricorda alla lontana le sue grandi prove di un tempo.

Il suo thriller danese ovviamente hitchockiano in cui Jamie Lannister insegue il cattivo insieme a Melisandre Brian De Palma lo ha disconosciuto, rinnegato, e questa è cosa ben nota. E a chi lo ha interrogato, per esempio, sul perché di un’ambientazione leggermente spostata nel futuro o di alcune scelte stilistiche, ha risposto lapidario che di Domino non voleva parlare, che non gli apparteneva, che è stato martoriato in sala di montaggio, che la produzione gli ha negato il final cut e che la lavorazione è stata sgradevole, addirittura la più sgradevole della sua intera carriera.

La distanza del regista dalla sua opera, che lo porta lontano da Hollywood e dai suoi finanziamenti, certamente ci aiuta nel giudizio, che, ahimè, non è positivo, perché nell’accostare l’inseguimento da parte dei poliziotti Christian e Lars di un immigrato libico affiliato a una cellula locale dell’Isis al privato del secondo e a una caccia a un pesce più grosso braccato anche dalla CIA, l’autore di Vestito per uccidere e Carrie, lo sguardo di Satana sembra da un lato ripercorrere la strada di tanti cop-movie o thriller post 11 settembre e dall’altro imitare il se stesso dei tempi gloriosi. Forse non aiutato da una sceneggiatura scritta non di suo pugno che ha voluto semplificare riducendo i giri per il mondo alla James Bond o alla Jason BourneDe Palma ha affrontato in maniera ingenua il terrorismo, dimentico forse della complessità del problema e del fatto che all’argomento è stata dedicata, fra le altre, una delle serie tv più efficaci di sempre (Homeland).

Gli jihadisti di Domino sono semplicemente dei “cattivoni” a grana grossa, soprattutto l’implacabile Sheik Salah Al Din, che non ha tempo da perdere e che progetta un attentato durante il Netherlands Film Festival in cui a sparare sulla folla, per poi farsi esplodere, è una donna che tentenna giusto un po’. In questa scena, nella quale non manca lo split screen e il mondo stupido e fatuo delle celebrity appare anche sullo schermo di uno smartphone, raddoppiando la nostra angoscia, riconosciamo certamente il vecchio Brian…

De Palma regista ha perso il suo swing o ha ancora qualcosa da dire? Chissà… di sicuro attende nell’ombra, e il suo talento fa capolino in un’articolata sequenza in una Plaza de Toros di Almeria dove sta per scoppiare l’apocalisse e i punti di vista si moltiplicano (come in Omicidio in diretta), e c’è qualcuno sul tetti e qualcuno fra la folla, qualcuno che è sicuro di ciò che sta facendo e qualcuno che comincia a sospettare di qualcun altro, mentre la realtà viene osservata attraverso binocoli e ripresa da droni al ritmo di un bolero composto dal nostro Pino Donaggio, che ha usato corni francesi e inquietanti citazioni arabe in una colonna sonora che non delude. Questa tranche da sola vale il film, che ha il suo coté umoristico nell’agente della CIA interpretato da Guy Pierce, che ci regala “la” battuta del film (“Siamo americani, leggiamo le vostre email”) e che parla con un buffo accento del Sud.

Anche nella breve descrizione del privato un po’ malinconico del personaggio di Nikolaj Coster-WaldauDomino ha un suo senso, perché il poliziotto impersonato dalla star de Il Trono di Spade, così come i suoi colleghi, non è un eroe ma un individuo che dubita, sbaglia, si perde e che e paga le conseguenze dei propi errori. Del resto, uno dei temi del film è l’impotenza dell’uomo di fronte a cose più grandi di lui, in primis il destino e il male. Dall’impotenza nasce l’orrore, che poi coincide con la violenza, che però scaturisce anche dal desiderio di vendetta.

Non riescono a esprimere in pieno i loro potenziale gli attori di Domino, e “cadono” proprio come i pezzi del gioco da cui il film prende il titolo, film che, come già detto, omaggia e osanna il regista di Intrigo Internazionale, rifacendosi però a La donna che visse due volte, in una scena sui tetti dai tempi dilatati che ha un discreto fascino. M sono sprazzi, colpi di coda, piccoli fuochi d’artificio. E allora viene da chiedersi cosa sarebbe stato Domino se fosse durato due ore e più e se il suo autore ne avesse avuto la piena padronanza. Probabilmente non lo sapremo mai, ed è un vero peccato.