13 Ago 2019 News

Film del weekend: Crawl – Intrappolati, recensione dell’horror di Alexandre Aja

Recensione del film “Crawl – Intrappolati” di comingsoon.it

Altro che Sunshine State. Altro che arance e pensionati. Alligatori e uragani: è questa la Florida di Crawl, il nuovo horror di Alexandre Aja.
Il francese non è più quello di Alta tensione, o di Le colline hanno gli occhi, e qui procede invece con determinazione sul sentiero intrapreso con Piranha 3D: quello del b-movie estivo che si presta con tutta evidenza a diventare gustosissimo pleasure, nemmeno troppo guilty, per gli appassionati del genere.
Per carità, qui i toni non sono quelli sciamannati e volutamente trash di quel remake tutto splatter estremo, corpi nudi, divertimento essenziale e bisogni primari. Perché in Crawl, assieme agli alligatori e agli uragani, ci sono una figlia e un padre, e c’è una dinamica familiare che non viene mai prima delle esigenze della suspense e del genere, ma che gli corre comunque sotto come una trave portante, e contribuisce con discrezione alla tenuta della struttura.

La trama è essenziale, con la corsa contro il tempo e i rettili famelici di due protagonisti bloccati in uno scantinato che si sta allagando completamente, mentre fuori impazza un categoria 5. Fortuna che papà Barry Pepper e figlia Kaya Scodelario sono due tosti e testardi, temprati da anni e anni di allenamenti e gare di nuoto (lui coach, lei in vasca), sebbene provati da trascorsi familiari difficili. Oltre che, ovviamente, dal meteo e dai morsi sempre più frequenti degli alligatori.
E se all’inizio la dinamica allenatore-allenata si ripropone, piano piano è il personaggio della figlia e dell’allieva a prendere l’iniziativa, e le redini della situazione in mano. Per farla breve, è la figlia che deve occuparsi di salvare il padre, e sé stessa, in un ribaltamento di ruoli assai al passo coi tempi, evidente ma mai sbandierato, e per questo ancora più apprezzabile.

L’esito è certo, ma la tensione non manca. Non mancano anche i sani spaventi, che non sono solo jump scares, ma anche figli di situazioni congegnate con una certa creatività: perché Crawl è originale quanto basta da regalare piccole sorprese, ma anche sufficientemente convenzionale da lasciare che lo spettatore si goda il godibile senza sentirsi spaesato e privo di punti di riferimento.
L’escalation di rischi e pericoli è quella che ti aspetti, è rapida e trascinante, e a un certo punto rompe senza indugi gli argini della credibilità, che però è stata sospesa molto tempo prima, grazie alla suspense e al coinvolgimento garantiti dalla regia di Aja.
E allora va bene che papà e figlia sopravvivano a ogni attacco, o che un bestione di perlomeno 400 chili possa essere facilmente bloccato: dall’astuzia della Scodelario e da un box doccia che normalmente andrebbe in mille pezzi al più debole dei colpi di coda.
Perché a Crawl, alla fine, gli perdoni tutto; perché Aja le sue carte te le fa vedere tutte da subito, e il gioco cui il film e il regista stanno giocando lo conosci fin troppo bene, e sai che più improbabile è l’esito o l’andamento di una situazione, più il tuo godimento di appassionato di genere sarà alto. I B-movie son fatti così, i guitly pleasure anche. E pure se Aja non sguazza nell’ironia come faceva in Piranha, il suo sorriso sornione s’intravede chiaramente pure quando gioca – e niente di più – a fare sul serio.
Alla fine della fiera, quindi Crawl è un horror con gli animali da leccarsi i baffi, senza dubbio il migliore con alligatori o coccodrilli dai tempi di Lake Placid. Abbandonatevi al film, e sarà una purissima goduria.