07 Nov 2019 News

Film del weekend: Parasite, recensione del film di Bong Joon-Ho

La recensione di Parasite non può non partire dalla riflessione generale sul lavoro del suo regista, quel Bong Joon-Ho che, dopo aver lavorato in USA, producendo Snowpiercer e Okja, torna nella sua Corea del Sud, per affrontare di nuovo il conflitto di classe. Questa volta lo fa con un film dalla precisione geometrica e dall’animo tumultuoso, una storia che nel suo schema perfetto incasella brutture bassezze e cattiverie umane.

La storia ruota intorno al rapporto in parte inconsapevole tra due famiglie. Da una parte, in un seminterrato umido, c’è la famiglia Ki-taek, dall’altro invece, in cima a una collina, nella zona residenziale della città, in una villa luminosa ed elegante, c’è la famiglia Park, che possiede ed ottiene tutto ciò che i soldi possono comprare. Due famiglie a loro modo felici, ma complementari l’una all’altra.

L’incontro trai due mondi avviene per caso, quando il figlio maggiore dei Ki-taek riesce ad essere assunto come insegnante di inglese da Park, che vogliono lezioni private per la loro primogenita. Con una serie di altri brillanti e divertenti escamotage, il ragazzo riesce pian piano a coinvolgere tutta la sua famiglia e a farla assumere al servizio di casa Park. Sembra così crearsi un nuovo equilibrio in cui i poveri lavorano per i ricchi e sono così un po’ meno poveri, mentre i ricchi assumendo i poveri hanno l’illusione di vedere esaudite le loro necessità, ignorando che hanno assunto dei ciarlatani (il ragazzo Ki-taek non ha i titoli necessari a insegnare e la sorella, assunta come insegnante d’arte del piccolo di casa, non sa nulla di storia e tecnica artistica).

Bong Joon-Ho mette in scena il suo affresco, o meglio, il suo schema in maniera metodica, assicurandosi che il punto di vista della sua macchina da presa sia sempre nel posto migliore per mostrare l’assurdo e il normale che si sovrappongono, incollando lo spettatore allo schermo, regalando al suo pubblico una storia stratificata: una favola di riscatto sociale, che si trasforma in thriller tesissimo e poi in sanguinoso revenge movie.n rapporto che si sgretola non appena il povero si dimostra più ingordo che furbo e il ricco più stupido che colto.

Parasite è una calzante rappresentazione della società, non solo di quella sudcoreana, ma di quella mondiale, una rappresentazione che aveva provato a mettere in scena anche Jordan Peele con Us, avvalendosi però di una metafora che più che spiegare, evocava la condizione umana. Bong Joon-Ho invece è crudo, diretto, spietato, e nonostante questo elegantissimo, il suo non è un messaggio da interpretare ma una realtà di cui prendere atto.

Parasite è una tempesta di fulmini, un fenomeno naturale bellissimo, eppure terribile e potenzialmente distruttivo. Un capolavoro che ha conquistato la Palma d’Oro a Cannes 2019, e che arriverà in sala il 7 novembre, distribuito da Academy Two.


Fonte: cinefilos.it