18 Feb 2020 News

Criminali come noi. Al cinema a partire dal 20 febbraio

Recensione del film “Criminali come noi” su comingsoon.it

L’odissea della gente da poco, dei tonti. Ci sono più sfumature per tradurre il termine argentino ‘giles’, che riveste un ruolo cruciale nel titolo originale del film dolce e amaro di Sebastián Borensztein. Sembrano dei soliti ignoti, per identificare i protagonisti e avvicinarli a un classico del nostro cinema, che chiaramente è uno dei punti di riferimento del film; o ancora dei criminali da strapazzo, costretti dagli eventi a cercare una rivincita dei tonti. Se poi andiamo a vedere il titolo inglese, Heroic Losers, aggiungiamo ancora carne (argentina) al fuoco.

Sfumature lessicali a parte, Ricardo Darín capeggia un’armata Brancaleone (ancora commedia all’italiana) che cerca di risollevare le sorti del proprio paesino, ormai quasi disabitato perché abbandonato da tutti, partiti in cerca di una situazione economica più florida e per non morire di noia. Lo fanno pensando di rimettere in sesto un silos ormai abbandonato da anni, attraverso una cooperativa in cui siano coinvolti più soci possibili, con differenti capacità di spesa, per poi assumere un po’ di gente e favorire il risveglio locale. Hanno un problema, però, questi tonti: sono onesti. Una categoria che a ogni giro di ruota viene sempre già allontanata dai circoli nobili dell’economia, ma anche della società e della politica, e Criminali come noi non fa eccezione. Nel chiedere un prestito in banca, per ottenere la cifra necessaria a comprare l’edificio, vengono truffati da un avvocato senza scrupoli, un vero lestofante da manuale, un cattivo da cartone animato classico. Suo complice un banchiere che approfitta della crisi economica e monetaria argentina, che nel 2001 bloccò il paese e lo fece precipitare verso la rovina. Il cosiddetto Corralito, sistema di misure che a cavallo del nuovo secolo bloccarono i conti in banca, vietando i prelievi in dollari.

Un meccanismo oliato dalla pura osservazione della storia, ma anche del cinema, quindi. I furbetti disonesti contro i poveri disgraziati che si fanno fregare. Ma questa volta no, questa volta i nostri improbabili vendicatori cercano di rifarsi e organizzano un complesso piano del rifarsi del maltolto e cedere in gloria il testimone di tonto, ma anche dell’idiota, esageriamo pure, al maledetto lestofante. Per farlo, ci sarà bisogno dell’aiuto di tutti, e per tutti intendiamo un carosello di generazioni, stati mentali, astuzia, quozienti intellettivi e di simpatia molto variegati, che messi insieme risultano però irresistibili.

Niente di nuovo, ma molto di gustosamente stravagante, in questa commedia sociale che nel suo piccolo, fra sorrisi e malizia, cerca di mettere in scena una lotta di classe nella campagna argentina, mettendoci una dose di peperoncino da heist movie. L’autore, Sebastián Borensztein, è lo stesso di Cosa piove dal cielo?, sempre con Darín protagonista, che vinse nel 2011 il Festival di Roma. Restate fino alla fine dei titoli di coda, per godervi una metaforica vendetta nazionale dei nostri tonti, a base di mate, la bevanda simbolo sempre protagonista delle giornate degli abitanti di quella parte del mondo.