20 Feb 2020 News

Oggi in Sala: Bad Boys for Life, recensione dell’action movie con Will Smith e Martin Lawrence

Recensione del film “Bad Boys for Life” su comingsoon.it

In principio fu Jerry Bruckheimer. Da un suo esperimento prese vita Michael Bay, degenerato viralmente fino a diventare l’elemento impazzito che tutti conosciamo. Quell’esperimento fu Bad Boys, anno 1995, film-fondamenta sul quale poi venne eretto l’ipertrofico Bad Boys II e su cui ora si basa anche questo terzo (e forse non conclusivo) capitolo della serie: Bad Boys for Life.

Il problema non era tanto quello di riportare sullo schermo Mike Lowry e Marcus Burnett a venticinque anni dal primo film, e a diciassette dal secondo. Il cinema hollywoodiano di oggi – le cui superstar hanno tutte, e da un po’, passato i cinquanta – è abituato a giocare con l’età dei suoi protagonisti, col loro invecchiare (The Irishman, anyone?), e a farne materiale narrativo e/o da commedia. E se Roger Murtaugh in Arma letale si lamentava dolente: “Sono troppo vecchio per queste stronzate”, da un lato Burnett sembra citarlo implicitamente, dall’altro lui e Lowry lo superano a destra, perché non sono troppo vecchi per nessuna stronzata.

Il problema, semmai, era fare un film di Michael Bay senza Michael Bay (che qui si è limitato solo a produrre, e ad apparire in un “gustoso” cammeo), e ancora di più quello di aggiornare al cinema e al mondo del 2020 una serie che già viveva della schizofrenia tra il buddy cop movie degli anni Ottanta, i richiami a Miami Vice e lo stile pirotecnico e testosteronico del suo regista.
Le soluzioni, come spesso accade, sono state le persone.

Adil & Bilall, al secolo Adil El Arbi e Bilall Fallah, provenienti dal Belgio, non si sono lasciati intimidire, e messi al posto di Bay ne hanno metabolizzato lo stile depurandolo dalle iperboli eccessive e virtuali, e riportandolo verso una concretezza che sa di ruvido.
Decisamente ruvida anche la mano in scrittura di Joe Carnahan, che è solo uno dei tre sceneggiatori, ma che è in grado di far percepire distintamente il suo stile.
E poi ci sono Will Smith e Martin Lawrence, ovviamente. Non solo capaci di calarsi in maniera credibile nei panni dei loro invecchiati personaggi, ma – proprio in virtù dell’invecchiamento – di giocare la carta del rinnovamento. E se Smith rimane un po’ troppo quadrato e nostalgico, Lawrence è a tratti irresistibile quando viene chiamato a un alleggerimento comico che ha anche la funzione di riportare personaggi, storia e spettatori coi piedi per terra quando le cose si vanno facendo troppo aeree o ambiziose.

Un pelo troppo lungo, un pelo – si fa per dire – troppo pretestuoso nella trama, un po’ squinternato e sconclusionato nel tentativo di tenere insieme le tante anime cui si rifà e i tanti registri che vuole sfiorare, e l’omaggio del passato assieme alla spinta verso il futuro, Bad Boys for Life è comunque un gradevolissimo passatempo per quanti sono cresciuti con un certo tipo di action poliziesco hollywoodiano, nel quale la violenza non era esibita volgarmente ma nemmeno mai troppa, dove il linguaggio è facilmente ma mai gratuitamente scurrile, e dove un eroe o una coppia eroi di devono scontrare con un supercattivo deciso ad annientarli. Quel filone a cui, appunto Bad Boys (il primo soprattutto) era appartenuto a pieno titolo, e che qui viene ripreso e rilanciato, dimostrandone non solo la fattibilità, ma anche una certa quale efficacia, a venticinque anni di distanza. Come appunto Scorsese ha fatto col gangster movie, col le debite proporzioni del caso.
A patto di saper fare, come in questo caso, i necessari aggiustamenti. Facendo tesoro della grande tradizione del passato (ben oltre quella della serie) e di adeguare il suo linguaggio alle esigenze contemporanee (ma senza esagerare), nel nome di un intrattenimento puro e (relativamente) semplice, lontano dalle esagerazioni da parco a tema di troppo cinema dei nostri anni e del precedente titolare della serie.