22 Ott 2020 News

Al MIA si affronta il futuro dell’industria audiovisiva

Il MIA ha organizzato un panel con i rappresentanti degli enti finanziatori e delle associazioni audiovisive sul futuro del finanziamento e della produzione italiani ed europei

Il pannello “Europa a prova di futuro: cosa ci aspetta per le industrie AV?, è stato organizzato durante il Mercato Internazionale Audiovisivo in collaborazione con il MEDIA Creative Europe Desk Italia, con l’intento di investigare l’approccio della Commissione Europea nel rimodellare il quadro futuro degli incentivi e delle misure di ricupero. Il pannello è stato moderato da Bruno Zambardino, responsabile degli affari europei e italiani per i film al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Turismo (MiBACT) – Direzione Generale per il Cinema.

Nella sua dichiarazione di benvenuto, Lucia Milzzotto, direttrice del MIA, ha sottolineato che il MIA è al centro dell’industria cinematografica europea e che è importante continuare la discussione iniziata a Venezia. Enrico Bufalini, project manager del MEDIA Creative Europe Desk Italia, ha menzionato che questo è un periodo cruciale, non solo per via della pandemia, ma anche perché la Commissione Europea sta rimodellando i budget per i prossimi sette anni (2021-2027) e questo interesserà tutti i programmi, incluso Europa Creativa.

Giuseppe Abbamonte, direttore del Media Policy alla Commissione Europea, alla direzione generale delle reti di comunicazione, contenuti e tecnologie, ha dichiarato che l’industria audiovisiva italiana sta mostrando resistenza in questi momenti difficili e che potrebbe riprendersi bene. La Commissione comunque, è a conoscenza della crisi tenendosi in contatto con i professionisti, mentre i numeri parlano da soli. I cinema hanno perso 2 miliardi di euro a livello europeo durante il lockdown, il settore della produzione manca ancora del supporto delle assicurazioni, e ha perso intorno ai 3.7 miliardi di euro, mentre il settore della pubblicità riporta perdite maggiori all’80% dei ricavi.

Allo stesso tempo, piattaforme non europee stanno prendendo il sopravvento sul mercato, con Netflix che ha aumentato le proprie azioni del 25%. La minaccia che i produttori stanno affrontando è quella di venire trasformati da produttori creativi a esecutivi, andando solamente a servire i bisogni della piattaforma. A Luglio, il settore della cultura italiano ha ricevuto l’incredibile supporto di quasi 3 miliardi di euro (fondi simili sono stati distribuiti anche in altri paesi) e gli organismi di finanziamento locali hanno la responsabilità di distribuire questo supporto. Il budget MEDIA consigliato per i prossimi sette anni è intorno a 1.7 miliardi di euro, con la maggior parte di esso predisposto per le produzioni creative, le quali dovranno seguire nuovi criteri per essere idonee. La qualità più importante per un film da supportare sarà la sua abilità di viaggiare in più paesi, visto che è cruciale per la distribuzione riuscire ad attrarre un pubblico più vasto, il che aiuterà sia la diversità culturale che la competitività dell’industria. Le collaborazioni a livello europeo saranno incoraggiate, con il supporto che andrà alle coproduzioni, attraverso i festival, piattaforme VOD e anche i cinema. In più, è iniziata una conversazione a riguardo delle leggi sui diritti d’autore, con l’intento di proteggere i titolari dei diritti, senza andare a limitare la libertà creativa e aiutando gli autori a essere i protagonisti in questo decennio digitale imminente.

Quando il suo turno per parlare è arrivato, Nicola Borrelli, direttore generale al DG Cinema e Audiovisivo – MiBACT, ha menzionato che le decisioni della Commissione Europea sono vicine a quelle che il ministero ha preso di recente, e che sta lavorando per applicarle alla Next Generation EU e al Recovery Fund. Inoltre, stanno lavorando su una procedura unica che potrebbe combinare questi programmi con gli schemi di supporto esistenti. I diritti di autore sono un tema cruciale, per garantire al settore di rimanere indipendente e prevenire che l’industria locale si trasformi in semplici produttori esecutivi per i giocatori più grossi. Al riguardo, le caratteristiche che rendono originale una produzione dovrebbero essere esposte precisamente. È stato anche proposto di rivisitare il sistema del supporto pubblico, questo aiuterebbe a modernizzare il settore audiovisivo – includendo direttive per la sostenibilità dell’ambiente – e a continuare le collaborazioni a livello internazionale.

Inoltre, il ministero sta supportando i programmi educativi, come l’ANICA Academy, iniziata di recente, visto che è importante per tutti i professionisti del cinema essere competitivi nelle nuove sezioni, come le nuove tecnologie e arti immersive. Borelli ha anche parlato nello specifico del supporto straordinario che è stato dato di recente attraverso il settore audiovisivo, e del consiglio dato al Governo italiano di aumentare il budget annuale per i prossimi tre anni. Nonostante il fatto che non ci sono misure esatte che coprono appieno le spese aumentate delle assicurazioni, che le produzioni affrontano per colpa della pandemia, il ministero sta proteggendo i suoi fondi in caso la produzione si interrompa per via del COVID.

Il pubblico ha accesso a più contenuti che mai, sottolinea Francesco Rutelli, presidente del ANICA. Ha anche denotato che il settore non necessita di supporto finanziario soltanto adesso, ma anche per affrontare la competitività del futuro digitale. Rutelli apre anche la questione riguardante il budget ridotto del MEDIA di 1.7 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, visto che nei sette anni precedenti è stato di 2.8 miliardi di euro. Sulla questione della territorialità, ha spiegato che non è stata soltanto un’esigenza dei produttori, perché è cruciale proteggere il mercato dalle grandi piattaforme che stanno cercando di conquistare tutto, non lasciando spazio per le produzioni indipendenti. Questo però non significa che le piattaforme non debbano investire localmente, ma che ci siano regole chiare per rendere la faccenda equa per tutti i giocatori. Alla fine, Rutelli loda i produttori per aver avuto il coraggio di continuare le riprese in Italia, nonostante la mancanza di un supporto chiaro da parte delle assicurazioni, mantenendo l’industria cinematografica ricca e viva.

Alla fine, Gianmarco Leone, presidente dell’APA, ha suggerito che il dialogo tra i produttori e il governo dovrebbe continuare, in modo da trovare soluzioni sostenibili. Per quanto riguarda la minaccia delle piattaforme streaming, ha menzionato che nel 2019, quasi il 40% del valore della produzione di 1.2 miliardi di euro, è stato utilizzato per serie commissionate da emittenti e piattaforme. È possibile che le piattaforme diventeranno i maggiori investitori nelle produzioni italiane, perciò è fondamentale avere un quadro lavorativo che regola sia gli accordi che le negoziazioni in modo da impedire una “colonizzazione” dell’industria locale.


Fonte: cineuropa.org